Martina Putzolu, vincitrice della prima edizione del bando Women in Physiotherapy Science promosso da AIFI nel 2023, è tra gli autori della pubblicazione dello studio Exploring gender differences in Physiotherapy research in Italy: a cross-sectional analysis, recentemente apparso su Archives of Physiotherapy, firmato insieme a Simone Gambazza, Greta Castellini, Andrea Turolla e Silvia Gianola.
Il lavoro rappresenta il risultato del progetto di ricerca sostenuto da AIFI attraverso il bando nato per promuovere la crescita della ricerca scientifica e valorizzare il ruolo delle donne nella comunità accademica della fisioterapia.
Lo studio ha coinvolto fisioterapiste e fisioterapisti con dottorato di ricerca o iscritti a un percorso di PhD in Italia, con l’obiettivo di analizzare caratteristiche, esperienze, produttività scientifica e percezioni rispetto alle differenze di genere nel mondo della ricerca.
I risultati evidenziano come le ricercatrici riportino, soprattutto durante il percorso di dottorato, una minore soddisfazione rispetto ad aspetti quali opportunità di carriera, mobilità internazionale e condizioni di lavoro. Tuttavia, una volta considerate variabili come età, tempo dedicato alla ricerca e situazione familiare, non emergono differenze significative nelle principali misure di produttività scientifica, come H-index, numero complessivo di pubblicazioni e riconoscimenti ottenuti.
Lo studio suggerisce quindi che le disuguaglianze osservate sembrano riguardare maggiormente il contesto e le condizioni in cui si sviluppa il percorso di ricerca, piuttosto che le capacità o il potenziale scientifico delle ricercatrici.
La pubblicazione rappresenta un importante risultato per il bando Women in Physiotherapy Science, confermando come il sostegno alla ricerca possa tradursi in evidenze utili per comprendere le sfide della professione e promuovere una comunità scientifica sempre più inclusiva.
- Vai alla pubblicazione su www.archivesofphysiotherapy.com
Nel 2023 il tuo progetto è stato il primo a vincere il bando Women in Physiotherapy Science. Che cosa ha rappresentato per te questo sostegno?
Per me ha rappresentato prima di tutto un grande incoraggiamento, ma anche un’importante opportunità di crescita sia dal punto di vista scientifico che personale. Nella mia attività di ricerca mi occupo prevalentemente di altri temi, quindi avere l’occasione di approfondire un argomento così importante è stato davvero stimolante. È stato anche un prezioso momento di confronto con colleghi da cui ho imparato molto.
Qual è il risultato che ti ha colpito di più emerso dalla ricerca? C’è un dato che non ti aspettavi e che ti ha fatto riflettere in modo particolare?
Mi ha colpito il fatto che le principali differenze non riguardino tanto la produttività scientifica, quanto il modo in cui viene vissuto il percorso di ricerca. Le ricercatrici riportano una minore soddisfazione rispetto ad aspetti come le opportunità di carriera, la mobilità internazionale e i servizi legati al lavoro. Allo stesso tempo, quando si considerano fattori come età, tempo dedicato alla ricerca e situazione familiare, queste differenze non si traducono in una minore produttività scientifica. Credo che questo ci inviti a riflettere sull’importanza del contesto in cui le persone fanno ricerca.
Lo studio mostra che le differenze di genere sembrano emergere soprattutto durante il percorso di dottorato, più che nella produttività scientifica finale. Come interpreti questo risultato?
Questo risultato mi fa pensare che il dottorato sia un momento a cui dobbiamo prestare particolare attenzione. È una fase fondamentale per intraprendere un percorso di ricerca, perché è proprio in questi anni che generalmente si costruiscono competenze, collaborazioni e opportunità che possono influenzare il percorso professionale futuro. Sarà importante approfondire meglio quali aspetti del percorso di dottorato possano rendere questa esperienza più positiva.
Quali azioni potrebbero mettere in campo università, società scientifiche e associazioni per rendere il percorso nella ricerca più equo, inclusivo e sostenibile?
Credo innanzitutto che sia importante sostenere chi si occupa di ricerca fin dalle prime fasi del percorso, creando occasioni di confronto e collaborazione, iniziative di mentoring e opportunità di formazione. Allo stesso tempo, è fondamentale continuare a raccogliere dati e ascoltare le esperienze di chi fa ricerca, per capire come migliorare il percorso in modo concreto.
Quanto contano rete, collaborazione, visibilità e riconoscimento nel sostenere le donne nella ricerca in fisioterapia, e quale ruolo può avere AIFI nel rafforzare questi aspetti?
Contano molto, perché la ricerca non è un percorso individuale. Confrontarsi con altri ricercatori, creare collaborazioni e avere occasioni per condividere e valorizzare il proprio lavoro sono elementi fondamentali per crescere. In questo senso AIFI può avere un ruolo importante, sia sostenendo progetti di ricerca, come ha fatto con questo bando e quelli successivi, sia creando occasioni di incontro, formazione e valorizzazione delle donne che si occupano di ricerca in fisioterapia.
Che consiglio daresti oggi a una giovane fisioterapista che vorrebbe intraprendere una carriera nella ricerca?
Le direi di “buttarsi” e provare! La ricerca richiede sicuramente molto impegno e costanza, ma può regalare grandi soddisfazioni, sia professionali che personali. Il mio consiglio è di essere curiose, studiare ciò che più appassiona, cogliere le opportunità che si presentano e non avere paura di mettersi in gioco.
