NUMERO PRECEDENTE

Anno 2019

Direttore Responsabile:
Mauro Tavarnelli

Comitato editoriale:
Mauro Tavarnelli
Patrizia Galantini
Simone Cecchetto
Donato Lancellotti
Roberto Marcovich
Paola Pirocca
Francesco Ballardin
Andrea Piazze, Filippo Maselli, Gilberto Cherri, Loretta Carturan, Matteo Benedini, Susanna Mezzarobba

Responsabile Editoriale
Ludovico Baldessin
Redazione
Barbara Moret

Coordinamento stampa e produzione
Walter Castiglione

Fisioterapista: una professione unica, necessaria e appetibile

Girando l’Italia spesso sento dire dai colleghi che la professione del fisioterapista, oltre a essere purtroppo pervasa dal fenomeno dell’abusivismo, è al centro di una serie di attacchi da parte di vari attori del sistema salute.
Vari sono i contesti in cui ci si sente limitati nel poter espletare pienamente le competenze professionali chiaramente acquisite e regolamentate dalle normative vigenti o, peggio ancora, defraudati delle stesse da coloro che dovrebbero occuparsi di tutti altri ambiti, considerando inoltre che le leggi affermano in modo inconfutabile che dovrebbero essere evitate parcellizzazioni e sovrapposizioni di competenze delle professioni sanitarie esistenti.
Per non parlare poi dell’attuazione di quelle competenze avanzate che trovano ancora forti resistenze e ostacoli da una parte conservatrice della classe medica, fortunatamente sempre minore, o dell’amministrazione pubblica che si avvale di una presunta posizione dominante per continuare ad avere un atteggiamento vessatorio verso il pieno riconoscimento dello sviluppo professionale del fisioterapista.
Sto parlando, solo per fare un esempio, del doppio caso di “inspiegabile errore” da parte della Regione Lazio nella nomina della commissione concorsuale per il conferimento di incarichi di dirigente dell’area della Riabilitazione in una ASL di Roma, che assegnava a un infermiere il ruolo di commissario che invece la legge identifica in un professionista dell’area oggetto del concorso. La caparbietà dei colleghi dell’A.I.FI. Lazio, espressa con decisione attraverso proteste ufficiali e azioni legali sostenute dalle altre professioni sanitarie dell’area, ha portato a un doppio correttivo che, se ancora ce ne fosse bisogno, ha dimostrato per l’ennesima volta che la nostra Associazione non lascia passare “libere interpretazioni” di quelle norme che sono costate decenni di dure battaglie associative.
Oppure, dopo 25 anni dall’emanazione del profilo professionale e la sua esplicita affermazione del concetto di “pratica autonoma”, e vent’anni dalla Legge 42 con il suo sancire lo status di “professioni sanitarie” e l’uscita definitiva dal regime ausiliario, si immagini come possa suonare stonato l’atteggiamento ancora vessatorio di alcuni pronunciamenti regionali tendenti a limitare l’autonomia professionale del fisioterapista o a tentare di riportare indietro il tempo, vincolandola a regimi prescrittivi ormai superati anche dagli stessi modelli di altre Regioni più coraggiose che vedono nel rapporto diretto cittadino-fisioterapista la chiave di volta dell’innovazione, necessaria per una migliore risposta ai bisogni di salute della collettività.
Ammettiamolo senza paure e riserve: questi atteggiamenti apparentemente negativi e faticosi da controbattere, da una parte rappresentati da tentativi di invasione del campo professionale da parte di chi fatica a mantenere e giustificare spazi propri e dall’altro identificabili con una pubblica amministrazione che invece di pensare a dare sempre migliori risposte ai cittadini si avviluppa nella difesa di privilegi e modelli superati, dimostrano invece l’indispensabilità della nostra professione e la sua conseguente sempre maggiore appetibilità.
Forti di questa consapevolezza, avvalorata dall’inarrestabile crescita culturale e scientifica della professione dimostrata dalla presenza sempre più qualificata di fisioterapisti in ambito accademico e congressuale, ormai anche internazionale, e resa certezza rappresentativa dal riconoscimento ordinistico ottenuto insieme alle altre professioni sanitarie, possiamo serenamente affermare che la professione del fisioterapista, con le radici profonde del proprio passato e il riconosciuto protagonismo nel presente, vede nel futuro la sua reale dimensione.
Tutto questo andremo a celebrare nella festa che stiamo preparando per i 60 anni di attività della nostra gloriosa Associazione che, nata AITR nel 1959 come prima vera rappresentanza professionale in Italia, evoluta in A.I.FI. quale Associazione Maggiormente Rappresentativa, ha già intrapreso la strada del futuro come Associazione Tecnico Scientifica contando su ben 10.000 associati nel primo trimestre del 2019.
Ad altri dimostrare lo stesso percorso quantitativo, qualitativo e di coerenza nei valori.

Mauro Tavarnelli

Scarica la Rivista