Alberto Cairo e Maria Regina Zulianello durante una missione ICRC in Afghanistan.

Riabilitare per restituire futuro: il programma dell’ICRC in Afghanistan

In occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia 2026, come gruppo NIS Cooperazione Internazionale, Emergenza e Sviluppo abbiamo scelto di organizzare un incontro dedicato alla riabilitazione in Afghanistan, in programma il 17 settembre alle ore 18.30. Pur discostandosi dal tema scelto per l'edizione di quest'anno, questa iniziativa si inserisce pienamente nello spirito della Giornata Mondiale della Fisioterapia: valorizzare la fisioterapia in ogni angolo del mondo. In contesti come quello afghano, segnati da decenni di conflitto, la fisioterapia va oltre il recupero funzionale, diventando uno strumento fondamentale di autonomia, inclusione sociale e dignità. Al centro di questo appuntamento ci sono le voci e l'esperienza di due professionisti che in Afghanistan hanno svolto un lavoro straordinario: Alberto Cairo e Maria Regina Zulianello. Insieme ci racconteranno l’evoluzione e l’attività dei sette centri riabilitativi del Paese, soffermandosi poi su due importanti condizioni cliniche: la lesione del midollo spinale e l'amputazione conseguente al diabete. L’ultima parte dell’incontro sarà dedicata alla discussione delle complesse sfide della formazione continua, in particolare per le professioniste donne. Nelle prossime righe approfondiremo i loro percorsi umani e professionali, insieme al contesto e ai progetti di cooperazione di cui sono protagonisti.

In Afghanistan la riabilitazione non significa soltanto restituire a una persona la capacità di camminare, muoversi o essere autonoma. Significa, soprattutto, restituirle un ruolo nella società. È questa la filosofia che da quasi quarant’anni anima il Programma di Riabilitazione Fisica (Physical Rehabilitation Programme) del Comitato Internazionale della Croce Rossa (International Committee of the Red Cross, ICRC), nato a Kabul nel 1987 per rispondere a una delle conseguenze più drammatiche della guerra: migliaia di persone mutilate e bisognose di protesi.

Quello che era nato come un programma destinato alle vittime della guerra si è progressivamente trasformato in un modello di presa in carico rivolto a tutte le persone con disabilità neuromotoria, indipendentemente dalla causa. Oggi il Programma di riabilitazione di ICRC assiste oltre 200.000 pazienti ogni anno attraverso sette centri distribuiti nel Paese, offrendo gratuitamente servizi di riabilitazione, protesi, ortesi e ausili. Un’attività che, in un contesto caratterizzato dalla scarsità di strutture sanitarie e riabilitative pubbliche, rappresenta un punto di riferimento essenziale per migliaia di famiglie.

Dalla riabilitazione all’inclusione La vera svolta arriva nel 1997, quando l’ICRC affianca alla riabilitazione fisica una serie di programmi destinati a favorire il reinserimento sociale ed economico delle persone con disabilità. Nascono così percorsi di istruzione, formazione professionale, microfinanza e inserimento lavorativo. Nel 2010 entra a far parte di questa strategia anche lo sport paralimpico, con attività come il basket in carrozzina e il calcetto. Non semplicemente attività sportive, ma strumenti di autonomia, socializzazione e partecipazione alla vita della comunità. L’obiettivo è chiaro: superare una concezione della disabilità basata sulla compassione per affermare quella dei diritti, delle opportunità e della partecipazione.

Un programma gestito da persone con disabilità In un Paese in cui alle persone con disabilità viene spesso offerta compassione più che riconoscimento dei loro diritti, l’ICRC ha scelto una strada radicalmente diversa, adottando una politica di «discriminazione positiva»: formare e assumere persone con disabilità. Il risultato è significativo: nei sette centri di riabilitazione dell’ICRC, circa il 90% degli oltre 800 lavoratori è costituito da persone con disabilità. Chi lavora nei centri conosce infatti in prima persona le difficoltà legate alla disabilità e al percorso riabilitativo. Alla competenza professionale si aggiunge così una dimensione altrettanto importante, il supporto tra pari basato sull’esperienza vissuta: la capacità di comprendere non soltanto ciò che un paziente deve fare per recuperare una funzione, ma anche ciò che significa affrontare ogni giorno le barriere fisiche, sociali ed economiche legate alla propria condizione.

Formare competenze per il futuro Per garantire standard professionali adeguati, il programma organizza regolarmente corsi triennali per fisioterapisti e tecnici ortopedici, contribuendo alla formazione di competenze specialistiche in un Paese dove il personale qualificato è fortemente insufficiente. Nei centri ICRC, fisioterapisti e tecnici ortopedici lavorano fianco a fianco secondo un approccio interdisciplinare. La valutazione del paziente, il trattamento e la prescrizione di protesi, ortesi e altri ausili fanno parte di un unico percorso riabilitativo. Un elemento particolarmente importante è che gli ausili vengono prodotti localmente, permettendo di adattarli alle esigenze dei pazienti e al contesto nel quale dovranno essere utilizzati. L’intero percorso riabilitativo segue i principi della classificazione ICF – International Classification of Functioning, Disability and Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che considera la persona nella sua globalità e non soltanto la patologia o la menomazione.

I pazienti più vulnerabili e l’assistenza domiciliare Particolare attenzione è riservata a categorie spesso trascurate dal sistema sanitario afghano, come i bambini affetti da patologie congenite o paralisi cerebrale infantile e le persone con lesioni del midollo spinale. Per le persone con lesioni midollari, ciascun centro ICRC dispone di un reparto dedicato alla riabilitazione precoce e alla cura delle piaghe da decubito, complicanza particolarmente frequente in un sistema ospedaliero dove la prevenzione è spesso insufficiente.  Per tutti questi pazienti la riabilitazione, tuttavia, non si limita al trattamento clinico o alla dimissione. Alla conclusione dell’iter riabilitativo nel centro, il paziente viene inserito in un programma di assistenza domiciliare che comprende il sostegno alla famiglia e, quando necessario, la modifica dell’abitazione per renderla accessibile. Un’ulteriore fase del percorso prosegue attraverso i programmi di inclusione sociale e le attività sportive.   

Una sfida che va oltre la medicina – In Afghanistan le infrastrutture sono limitate, il personale medico qualificato è insufficiente e l’economia attraversa condizioni estremamente difficili. Il sistema sanitario dipende in larga misura dai finanziamenti internazionali, oggi caratterizzati da forte incertezza e oscillazioni. A tutto questo si aggiungono i limiti imposti all’istruzione femminile, che rendono ancora più complesso formare e mantenere una forza lavoro sanitaria adeguata. Servono istruzione, lavoro, accessibilità, sport, sostegno alla famiglia e soprattutto la possibilità di sentirsi parte della comunità. È qui che il modello sviluppato dall’ICRC acquista il suo significato più profondo: non limitarsi a curare la disabilità, ma creare le condizioni perché una persona con disabilità possa tornare a essere protagonista della propria vita e contribuire pienamente a quella della comunità. 

Per approfondire

In questo intervento per la trasmissione In Mezz’ora (Rai 3), Alberto Cairo e Maria Regina Zulianello raccontano in prima persona la condizione delle donne in Afghanistan e le sfide quotidiane legate alla loro presenza nei progetti umanitari: guarda la puntata su RaiPlay.

BIOGRAFIA di ALBERTO CAIRO

Conseguita la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Torino, si è diplomato fisioterapista presso l’Istituto La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Lecco.  Dal 1987 al 1990 ha lavorato a Juba, nell’attuale Sud Sudan, presso il centro di riabilitazione per bambini con disabilità USRATUNA OVCI. Nel 1990 è entrato a far parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) in Afghanistan, inizialmente come fisioterapista presso l’ospedale per i feriti di guerra e, dal 1992 fino al 2022, come capo del Programma di Riabilitazione Fisica. Dal 2024 è Presidente della ONG italiana NOVE Caring Humans, che lavora per le donne, i bambini e le persone con disabilità in Afghanistan. Continua inoltre a collaborare con il programma di Riabilitazione Fisica dell’ICRC a Kabul. Cura una rubrica sul quotidiano La Repubblica e ha scritto due libri, «Storie da Kabul» e «Mosaico afghano», entrambi editi da Einaudi. 

BIOGRAFIA di MARIA REGINA ZULIANELLO

Maria Regina ha studiato fisioterapia presso la Nostra Famiglia di Conegliano Veneto e in contemporanea con Alberto ha iniziato la sua esperienza di volontariato a Juba nel 1987. Ha quindi lavorato per molti anni con ONG italiane e straniere in vari paesi dell’Africa Sub-Sahariana (Tanzania, Uganda, Kenya, Nigeria, Zambia). In queste esperienze africane l’hanno seguita il marito e tre figli cresciuti tra i sentieri rossi dell’Uganda e le roboanti cascate Vittoria in Zambia. Nel 2019 dopo più di 25 anni in Africa Maria Regina ha iniziato la sua esperienza con l’ICRC prima in Iraq e dal 2021 (subito dopo il ritorno dei Talebani al governo) in Afghanistan.  Lì ha ritrovato Alberto dal quale è stata chiamata per seguire e riorganizzare il programma pediatrico per i bambini con paralisi cerebrali infantili, attraverso corsi teorico-pratici per i fisioterapisti afghani.  Maria Regina lavora tuttora in Afghanistan con l’ICRC.

Vi aspettiamo al nostro primo incontro online giovedì 17 settembre alle ore 18:30. Per partecipare clicca qui.

Torna in alto