Gli autori Syoichi Tashiro et al. hanno ispezionato in maniera retroattiva le cartelle cliniche di 138 pazienti che erano giunti nel loro ospedale per la riabilitazione intensiva dell’arto superiore e hanno preso in considerazione 117 di esse. L’età media dei pazienti è di 55 anni (range 18-85), la data media dall’evento ischemico è di 24,5 mesi (range 7-302) e il punteggio medio della valutazione dell’arto superiore rilevato dalla Fugl-Meyer (FMA) era di 28,6.

E’ stato utilizzato come indicatore per valutare l’uso quotidiano dell’arto superiore plegico l’Amount-of-use score of Motor Activity Log-14 (MAL-AOU) e sono stati identificati i seguenti parametri: informazioni demografiche, sub-punteggi dell’arto superiore plegico prossimale e distale della FMA, scala di Ashworth modificata (MAS) e lo Stroke Impairment Assesment Set (SIAS) per valutare la funzione sensoriale.

Lo studio dimostra un dato fondamentale che sta acquisendo sempre più valore nella riabilitazione del paziente emiplegico, vale a dire, il ruolo imprescindibile della funzione sensoriale nel recupero dell’arto superiore. Uno dei fattori più importanti, infatti, associati all’uso dell’arto superiore, oltre che la funzione motoria, è risultato essere la funzione sensoriale del paziente.

Gli autori sostengono che una riduzione o assenza della capacità somato-sensoriale dell’arto plegico influenza negativamente il paziente. La persona, infatti, incapace di individuare la posizione delle sue articolazioni oppure la forma, dimensione, consistenza, superficie, peso degli oggetti presenta difficoltà nel prenderli e manipolarli manifestando una conseguente riduzione dell’utilizzo dell’arto plegico. I ricercatori sottolineano che tra le percezioni più importanti vi è quella tattile che spesso risulta alterata e che compromette in maniera significativa le azioni.

Il più delle volte le proposte terapeutiche per il recupero dell’arto superiore dei pazienti emiplegici si concentrano solo sugli aspetti motori, non dando peso alle informazioni sensoriali che invece il paziente ha bisogno di saper percepire. Gli autori enfatizzano, a tal proposito, la necessità di lavorare sulla funzione sensoriale, in special modo la percezione tattile attraverso esercizi di discriminazione tattile per migliorare sempre più le azioni dell’arto superiore e ottimizzare il recupero.

In conclusione, i principali fattori associati all’uso dell’arto superiore plegico nel paziente con ictus cronico risultano essere sia le funzioni motorie sia le funzioni sensoriali, soprattutto la percezione tattile, che gioca un ruolo cruciale nel recupero delle azioni.

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