Seconda classificata del concorso AIFI “Early Career Researcher – Miglior Articolo Scientifico”, Rebecca Cardini è fisioterapista e ricercatrice presso il Laboratorio di Ricerca Cammino ed Equilibrio (LaRiCE) dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano e, con il suo articolo premiato “Investigating Balance Perception and Balance Performance in Neurological Disorders for Targeted Rehabilitation Strategies”, ha approfondito il rapporto tra attività quotidiane, compiti di equilibrio e risorse posturali nelle persone con patologie neurologiche, proponendo un framework clinico a supporto di percorsi riabilitativi più mirati e personalizzati.
In questa intervista ci racconta il suo percorso tra clinica e ricerca, il valore della presenza femminile nella ricerca in fisioterapia e le sfide future di una ricerca sempre più applicabile alla pratica clinica quotidiana.
“Il mio interesse per la ricerca in fisioterapia è maturato progressivamente, a partire dal confronto con la pratica clinica. Ho iniziato lavorando come fisioterapista in libera professione, occupandomi principalmente di ambito ortopedico; successivamente, attraverso il percorso di ricerca intrapreso intorno ai 23 anni, ho avuto modo di avvicinarmi e approfondire sempre di più la neuroriabilitazione nell’ambito della ricerca. Nel tempo ho compreso quanto la ricerca possa essere concreta e strettamente collegata alla pratica clinica. Per me non significa solo “fare studio”, ma cercare di capire meglio cosa valutare, come farlo e quali strategie possano essere davvero utili per rendere il trattamento riabilitativo più mirato e più vicino ai bisogni delle persone che tratto.
Penso che la presenza femminile nella ricerca in fisioterapia sia importante perché può aiutare altre giovani fisioterapiste a immaginarsi in questo percorso. Vedere donne che lavorano nella clinica, nella ricerca, nella formazione e nella produzione scientifica può rendere questo ambito meno distante e più accessibile. In questo senso, credo sia importante far passare il messaggio che non esiste un unico modo di fare ricerca: anche partendo dalla pratica clinica, con curiosità e voglia di mettersi in gioco, è possibile costruire un percorso concreto e coerente con la propria esperienza.
Nei prossimi anni credo che una delle sfide principali sarà riuscire a fare una ricerca sempre più utile e applicabile nella pratica clinica quotidiana. A volte il rischio è che la ricerca resti lontana dalla clinica, mentre secondo me dovrebbe aiutare concretamente i fisioterapisti a scegliere come valutare, come impostare il trattamento e come capire se ciò che stanno facendo sta davvero funzionando. Proprio per questo, penso sia importante favorire sempre di più il dialogo tra clinica e ricerca, creando occasioni di confronto e crescita anche per i giovani professionisti.
In questo senso, il riconoscimento da parte di AIFI rappresenta sicuramente una grande soddisfazione personale e professionale. Per me non significa solo vedere valorizzato l’articolo presentato, ma anche, più in generale, il percorso che sto costruendo tra clinica, ricerca e formazione. Lo considero uno stimolo a continuare in questa direzione. Credo che AIFI possa sostenere le giovani ricercatrici proprio continuando a promuovere iniziative concrete, come premi, momenti di confronto e spazi congressuali dedicati.”
