Per Nicolò Zaniolo rottura del legamento crociato anteriore lotta contro il tempo

Sei mesi o anche meno. E' partita la lotta contro il tempo di Nicolò Zaniolo dall'infortunio che gli è costato la rottura del legamento crociato anteriore. C’è chi scommette su un rientro in tempo per partecipare a Euro 2020. Il presidente GIS Sport A.I.FI. Andrea Piazze chiarisce il punto di vista 'clinico' che deve essere improntato alla prudenza.
15/01/2020

Sei mesi o anche meno. E’ partita la lotta contro il tempo di Nicolò Zaniolo dall’infortunio che gli è costato la rottura del legamento crociato anteriore. Sulle tempistiche c’è già una corsa a chi scommette su un rientro record, in tempo per partecipare a Euro 2020.
Ma se i tifosi e la società vorrebbero, comprensibilmente, il giocatore in campo il prima possibile, il punto di vista ‘clinico’ è decisamente più improntato alla prudenza.

Attenzione ai tempi di recupero

“Attenzione ai tempi di recupero” avverte Andrea Piazze, presidente del Gruppo di Interesse Specialistico in Fisioterapia Sportiva (GIS SPORT) di A.I.FI., l’Associazione italiana fisioterapisti. “Il consiglio alle società, ma anche ai media, è quello di non aumentare la pressione per abbreviare il ritorno in campo.” Una prassi, questa, che negli ultimi anni è invece sempre più in voga, ‘incentivata’ anche da alcuni aspetti burocratici. Le società sportive di serie A, B e C – spiega Piazze – applicano un contratto di lavoro collettivo che prevede la possibilità di licenziamento dopo 6 mesi e 1 giorno di malattia del dipendente. In questo modo, i calciatori professionisti che sono sottoposti a questi vincoli contrattuali, dopo un infortunio sono costretti a rientrare in campo anticipando i tempi clinici di recupero, ma quattro o cinque mesi non bastano per un recupero da un infortunio grave!”
Piazze spiega che il rientro allo sport, specialmente in uno sport di contatto, dopo una lesione al legamento crociato anteriore avviene in sicurezza in 9-12 mesi. Se le esigenze cliniche non coincidono con quelle contrattuali forse è necessaria una riflessione in merito, a tutela sorpattutto della salute del giocatore

Il rischio di recidiva

“Il rischio di recidiva ovviamente è parecchio più alto se il ginocchio non è ancora pronto – chiarisce Piazze – Il giocatore che rientra prima degli altri ‘comuni mortali’ lo fa esclusivamente per fattori ambientali esterni come possono essere il contratto, la pressione del club e dei media, perché non esistono panacee e miracoli che possano ridurre i tempi di recupero: che una persona si chiami Nicolò Zaniolo o si chiami Mario Rossi, il ginocchio reagisce organicamente nello stesso modo. Semmai può avere delle performance diverse e può avere bisogno di una maggiore assistenza, potendo dedicare più tempo agli allenamenti e avendo una capacità motoria diversa”.
Il prossimo 12 giugno prende il via proprio a Roma l’Europeo di calcio. La speranza sarebbe proprio quella di vedere Zaniolo in campo”. E il ‘confronto’ con Francesco Totti, che rientrò in campo nel Mondiale del 2006 dopo una frattura alla caviglia subita a febbraio è già partito. “Ma sono due infortuni diversi – sottolinea Piazze – e non si può fare un parallelo, visto che i tempi di risposta cambiano significativamente.”

Obiettivo Europeo 2020

Un grande “in bocca al lupo” per Zaniolo che dovrà fare un super lavoro “ma potrà contare anche su tecnologie innovative come
l’AlterG. Si tratta – spiega il presidente del GIS Sport AIFI – di un tapis roulant a gestione del carico, frutto di studi della Nasa negli ultimi 20 anni, su cui l’atleta può correre con dei flussi d’aria che sottraggono il carico, possiamo dire quasi in assenza di gravità. Non fa guarire prima il legamento ma permette di far riprendere in anticipo la camminata, con benefici sul tono muscolare e sulla capacità di riproporre uno schema motorio corretto. Si riesce, in questo modo, a riportare l’atleta ai livelli di cui ha bisogno, aiutando il fisioterapista a lavorare ad alti livelli”.

Il lavoro del fisioterapista in questo senso “è importantissimo come è importante il lavoro di equipe, di tutti coloro cioè che stanno dietro al recupero di un atleta d’elite, dallo psicologo dello sport al nutrizionista, fino al preparatore atletico”.
“Il puzzle del recupero di un atleta come Zaniolo sarà multifattoriale e completato con mille pezzi da 4-5 persone. Ai comuni mortali – conclude Piazze – bastano 50 pezzi messi a posto da una sola persona, il fisioterapista”.