Il 14 maggio si è svolto a Roma, organizzato da CSR e Istituto Superiore di Sanità, un seminario dedicato al tema "Protesi, ortesi, ausili per un progetto di riabilitazione e di autonomia: quali certezze? LEA, CUD e DM332/99" . Di seguito riportiamo l'intervento svolto dalla collega Giuseppina Castellano a nome dell'AIFI ed un suo report sui contenuti qualificanti della giornata.

Comunicazione dell' Associazione Italiana Fisioterapisti- AIFI

Come tutti sapete la nostra Associazione opera in Italia da alcuni decenni ed ha guidato le trasformazioni di una professione che è andata sempre più definendo e sviluppando il proprio ruolo nell'ambito del progetto di cura e riabilitazione della persona. Così oggi molte altre figure professionali partecipano e attivamente concorrono al processo di recupero della disabilità di funzione e, in generale, al percorso di salute degli individui, secondo la recente classificazione ICF.

Cosa vuol dire questo in termini operativi? Al centro di ogni intervento c'è la persona e il suo stato di salute, ovvero la sua condizione di disabilità, attorno alla quale viene intessuta la rete terapeutica degli interventi medici, sanitari, specialistici e sociali. Dunque il modello a cui ci ispiriamo è quello di tipo biopsicosociale proposto dall'ICF in cui la centralità viene attribuita, appunto, alla persona.

L'individuazione delle necessità, dei desideri e delle potenzialità degli individui rispetto alla loro condizione di salute/disabilità e al livello di partecipazione è quindi l'obiettivo primario di ogni professionista che compone l'equipe riabilitativa che prende in carico complessivamente l'individuo e non solo la sua patologia.

A nostro avviso questo è il presupposto per condividere le finalità e i passaggi del progetto riabilitativo individuale in cui molto spesso gli ausili hanno una parte importantissima. Individuazione, scelta, uso e addestramento all'ausilio sono passaggi importanti del progetto riabilitativo ed hanno specificità individuali sulla base della storia della persona,del suo ambiente di vita, della sua personale disabilità; sono momenti cruciali che l'intera equipe deve condividere, attorno ai quali cioè ogni professionista deve calibrare i contenuti operativi del proprio intervento.

A proposito dell'ausilio, quindi, riteniamo che il feedback che la persona disabile ci rimanda per quanto riguarda il suo vissuto e le sue percezioni è da considerare fondamentale per una corretta prescrizione.

Come associazione siamo grati al CSR per aver raccolto nel documento di presentazione dell'iniziativa molta parte delle trasformazioni culturali in atto nel nostro Paese e per aver avanzato questa proposta che consideriamo una base di partenza fondamentale per le professioni mediche e della riabilitazione nel processo di revisione del vecchio nomenclatore per la prescrizione di protesi e ausili divenuto, ormai, uno strumento obsoleto che rispecchiava un sistema e riferimenti concettuali che non esistono più, superati dagli orientamenti dell'OMS e dalla stessa legislazione italiana ed europea.

Ci auguriamo quindi, per il futuro, una più stretta e approfondita collaborazione per assicurare al nostro Paese un sistema di qualità così come auspicato nelle premesse di questa importante iniziativa.

Il report dei lavori

La Commissione di Studio e Ricerca Ausili tecnici per Persone Disabili opera da 5 anni al complesso problema della revisione dell'intero sistema di erogazione delle prestazioni di assistenza in materia di protesi, ortesi ed ausili. Ne fanno parte esponenti del mondo imprenditoriale, medico, riabilitativo e sociale e moltissimi sono i contributi di analisi e studio che hanno contribuito alla composizione di una proposta di riforma complessiva che viene presentata ufficialmente in questo seminario. Il vecchio nomenclatore tariffario è ormai da tutti riconosciuto come obsoleto strumento a maglie talmente larghe che tutto e il contrario di tutto può con esso essere prescritto o negato, in base ad un'assenza di criteri generali che orientino tanto i prescrittori quanto gli erogatori, con evidente danno per le previsioni di spesa, i bilanci pubblici e infine, per la incultura che diffonde nell'ambiente riabilitativo e sociale, nella confusione tra bisogni e diritti che viene generata dalla mancanza di regole certe

ed uguali in tutto il Paese. E' chiaro quindi che sia il mondo imprenditoriale, sia le professioni mediche e sanitarie e le associazioni degli utenti hanno tutto l'interesse a modificare questo stato di cose per garantire un futuro all'assistenza protesica. Nella proposta di riforma viene quindi presentato un modello di repertorio degli ausili in linea con altre esperienze europee, aggiornato rispetto alla normativa recente sia in materia ISO che in senso legislativo conformemente alle direttive nazionali ed europee in materia di assistenza, sanità, classificazione delle condizioni di salute (ICF) e di diversa abilità. Ogni prodotto, ogni oggetto, può entrare a far parte di questo repertorio se viene accreditato con un percorso definito e quindi catalogato in base a tre caratteristiche che corrispondono anche a tre livelli di spesa e quindi di assistenza erogabili dal SSN. L'ausilio può quindi essere definito indispensabile, quando la sua mancanza pregiudica lo stato di salute; necessario, quando

la sua mancanza reca pregiudizio alla funzione, ed infine utile, quando il prodotto non viene considerato critico dal punto di vista della mancanza nella vita della persona diversamente abile. Questa proposta quindi non sembrerebbe prevedere una necessità di risorse aggiuntive da destinare al settore, semmai da più parti è stata richiesta una maggiore diffusione di formazione specifica ed in generale una razionalizzazione dell'esistente. Il repertorio degli ausili così composto quindi conterrebbe tutte le informazioni dettagliate e certificate di quanto è possibile avere, quanto e cosa può essere riciclato con evidente risparmio per il SSN, poiché, per esempio, questa caratteristica che dovrebbe comunque essere certificata in fase di accreditamento dell'ausilio, potrebbe essere considerata un indice rispetto alla creazione di quei "parchi ausili" che potrebbero gestire il patrimonio di risorse e strumenti, anche in modo integrato e dinamico come avviene già in alcune realtà del nostro Paese. Nell'ambito della validazione della proposta e in generale per pervenire ad una nuova classificazione degli ausili, il SIVA è stato in grado di produrre una proposta organica che sostanzialmente si integra con quanto presentato dal CSR e che quasi certamente diverrà la base ufficiale di discussione nell'immediato futuro per la riorganizzazione del sistema.

Rimane aperto il problema dell'equipe che prende in carico globalmente la persona diversamente abile, i criteri di valutazione in base ai quali si sceglie l'ausilio da prescrivere e da erogare; "a chi spetta fare che cosa" è argomento che riguarda da vicino le professioni ma anche l'atteggiamento culturale nei confronti di una materia che non può sottrarsi alla necessità di considerare centrale l'adattamento al contesto di vita e alla realtà individuale delle persone disabili. Nel seminario sono stati posti con forza dal presidente della FISH e dal sottosegretario Guidi i problemi relativi alla libertà negata come effetto di situazioni di negazione dell'ausilio o disconoscimento dei diritti; tuttavia, considerando il caos del passato e in parte quello ancora attuale, sembra molto più importante trovare oggi la possibilità di risolvere le criticità del sistema per evitare rischi ancora più grandi di tagli della spesa e per evitare il più possibile di ricorrere a misure quali il concorso alla spesa da parte degli utenti stessi.

Rimane altresì da affrontare completamente tutto il settore riguardante la domotica, gli ausili di comunicazione e in generale informatici.

La nostra Associazione ha ritenuto qualificante partecipare ai lavori di questo seminario per ribadire il ruolo della nostra professione nell'equipe e nel processo di individuazione, scelta, addestramento e verifica dell'ausilio, sulla scorta dei principi dell'ICF e perché si considera la proposta del CSR un documento che sarà una base di partenza delle trasformazioni prossime: un processo di cambiamento entro il quale la nostra Associazione intende operare attivamente. E' stato quindi presentato il documento che segue che rimane agli atti del seminario.