In occasione del concorso AIFI “Early Career Researcher – Miglior Articolo Scientifico”, promosso per valorizzare il contributo delle ricercatrici nel campo della Fisioterapia, abbiamo intervistato Giorgia Pregnolato, Fisioterapista e Ricercatrice vincitrice dell’edizione 2026 del concorso con l’articolo “Muscle Synergy Analysis for Clinical Characterization of Upper Limb Motor Recovery After Stroke”.
Fisioterapista e ricercatrice postdoc presso il Research Ireland Centre Insight dell’University College Dublin, Giorgia Pregnolato si occupa di ricerca nell’ambito della neuroriabilitazione e dello studio del recupero motorio nelle persone con diagnosi di ictus. Il suo lavoro, pubblicato su Archives PM&R, esplora l’utilizzo delle sinergie muscolari per definire nuovi indici di recupero dell’arto superiore, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di percorsi riabilitativi sempre più mirati e basati sulle evidenze.
Nell’intervista abbiamo approfondito il suo percorso professionale e di ricerca, il valore della produzione scientifica per la crescita della professione e le prospettive future dell’innovazione in Fisioterapia.
Cosa ti ha spinto a intraprendere una carriera nella ricerca in fisioterapia?
Direi che principalmente sono due le componenti che mi hanno spinto ad intraprendere la carriera di ricerca in fisioterapia.
Prima di tutto, la curiosità. Nella mia vita personale e nella mia quotidiana attività professionale come fisioterapista e ricercatrice, ho sempre voluto capire il “perché’” delle cose. La ricerca mi permette di apprendere quotidianamente qualcosa, ma anche mi stimola a pormi sempre nuove domande. Una tra le più importanti, capire come aggiungere conoscenza alla fisioterapia, per poter trovare le giuste risposte ai problemi delle persone con disabilità.
La seconda componente è la possibilità di integrare metodo e creatività nel mio lavoro. Lavorare in ambito di ricerca vuol dire conoscere e applicare regole metodologiche per trovare risposte a domande complesse. Tuttavia, nel ricercare la risposta, la definizione dell’ipotesi è un processo che richiede creatività: ci permette di spaziare nella conoscenza, definendo nuove possibili prospettive.
Che ruolo pensi abbia la presenza femminile nel settore della fisioterapia per ispirare nuove generazioni di ricercatrici?
Credo che il ruolo che noi donne possiamo avere nel settore della fisioterapia, soprattutto nel contesto di ricerca italiano, sia ancora molto sottovalutato. Abbiamo una spiccata creatività, forti skills organizzative, siamo efficaci ed efficienti nel problem solving, e vediamo le cose nel loro insieme, pur non tralasciando i piccoli dettagli che possono fare la differenza nella risoluzione dei problemi. Spesso però succede che noi donne per prime non abbiamo la consapevolezza di possedere tutte queste qualità, e le mettiamo in secondo piano, auto-sabotando la nostra stessa possibilità di emergere. Spero che vecchie e nuove generazioni di ricercatrici possano riconoscersi in donne che hanno avuto il coraggio di imporsi con le proprie idee e convinzioni in contesti in cui la figura femminile non era considerata, pur raggiungendo risultati importanti che hanno contribuito all’innovazione e al progresso.
Quali sfide e opportunità vedi per la ricerca in fisioterapia nei prossimi anni?
Ad oggi, considero la fisioterapia una professione “giovane”, con tante sfide da affrontare ed opportunità da cogliere nei prossimi anni. Le sfide principali riguardano il riconoscimento della nostra professionalità e delle nostre conoscenze in contesti sanitari, organizzativi e universitari. L’apertura di nuove posizioni accademiche è di fondamentale importanza per promuovere la crescita professionale e aumentare le competenze delle future generazioni di fisioterapisti. Inoltre, l’opportunità di ampliare il network internazionale ci permette di crescere come professionisti e formatori. Nell’ambito formativo, il mondo anglosassone promuove nuove tecniche di insegnamento che hanno la potenzialità di elevare la qualità della formazione universitaria. In ambito di progettazione, conoscere la struttura della progettazione europea è di fondamentale importanza per aumentare le nostre possibilità di ottenere fondi per progetti di ricerca clinica.
Cosa significa per te questo riconoscimento da parte di AIFI?
Questo riconoscimento arriva dopo un lungo percorso di crescita professionale, durante il quale ho continuato a formarmi in contesto accademico, per accrescere le mie conoscenze in ambito di ricerca in fisioterapia. È un riconoscimento che rappresenta di sicuro una milestone importante nel mio percorso professionale, e il fatto che sia avvenuto da parte di AIFI aggiunge maggiormente valore scientifico al risultato, identificandone il valore in particolare nella comunità di fisioterapisti italiani.
Come pensi che AIFI possa sostenere ulteriormente le giovani ricercatrici?
Il concorso annuale di AIFI “Donne nella Scienza” per riconoscere e mettere in luce il lavoro delle giovani ricercatrici è un segno di valorizzazione importante del lavoro svolto da noi ricercatrici. A livello associativo, ritengo inoltre importante promuovere il coinvolgimento in egual misura di donne e uomini nei contesti decisionali, come anche in conferenze ed eventi associativi.
Ritengo che favorire il network tra donne con diversa esperienza in ambito di ricerca è di sicuro un aspetto importante da promuovere, sia a livello nazionale che internazionale, al fine di supportare le giovani ricercatrici portando esperienze condivise rispetto a come poter essere impattanti nel mondo della ricerca. Il sostegno alle donne in ambito associativo deve però essere quotidiano, di tutti e tutte, con un’attenzione a valorizzare in egual modo fisioterapiste e fisioterapisti.
