LETTERA APERTA A BARBARA PALOMBELLI (scarica il pdf)

 

Gent.ma Dott.ssa Palombelli,

raramente, sui media, si sente parlare del problema dell’abusivismo in fisioterapia.

Eppure, si calcola che su 50mila fisioterapisti abilitati, ce ne siano 100mila totalmente abusivi.

Per un utente, incontrare uno di questi ultimi può significare subire dei danni a volte anche gravi ed in ogni caso essere truffati, oltre che essere privati del diritto ad accedere a cure di qualità certificata.

Martedì 3 maggio su La7, nel programma “Di martedì”, condotto da Giovanni Floris, in cui lei era ospite è andato in onda un bel servizio che metteva in guardia i cittadini dai falsi fisioterapisti.

E’ stata davvero una brutta sorpresa ascoltare il suo commento che affermava che in fondo è  anche una questione di “feeling” e che la laurea non sia poi così importante.

In un attimo quello che credevamo essere l’obiettivo del servizio, cioè educare i cittadini ad evitare truffe e rischi per la propria salute, si è trasformato in “ognuno può scegliere chiunque per le terapie fisioterapiche l’importante è che ti faccia stare bene”.

E l’importanza del titolo? L’importanza di uno Stato che stabilisce delle regole? Ha pensato solo per un momento che potesse essere diseducativo un messaggio di questo tipo? Lei metterebbe suo figlio nelle mani di una persona non qualificata? E soprattutto perché ha fatto un’affermazione di questo tipo?

In una trasmissione pubblica con un bacino di telespettatori tanto ampio un messaggio così distorto provoca due reazioni: da una parte il cittadino si sentirà legittimato a usufruire di servizi fisioterapici da chiunque e dall’altra la categoria dei fisioterapisti è giustamente irritata per la superficialità di parole che sminuiscono la professione.

Le chiediamo pertanto di correggere la sua affermazione, la salute è fondamentale e come ha correttamente affermato l’avvocato in studio che l’affiancava, riprendendo le parole del Presidente dell’Associazione Nazionale Fisioterapisti (AIFI), Mauro Tavarnelli, il paziente può richiedere al professionista l’esibizione della laurea o del titolo equipollente o equivalente che abilita quella persona a praticare la fisioterapia.

AIFI è a completa disposizione nel caso volesse approfondire l’argomento davanti ad un pubblico televisivo, per dare la possibilità al cittadino di avere un’informazione corretta che possa metterlo in guardia da brutte sorprese.

 

Lo stato dell’arte

In Italia l’istituzione dell’albo professionale e dell’Ordine dei Fisioterapisti (come per altre professioni sanitarie), che risolverebbe per i cittadini il problema dell’identificazione del vero professionista, è ancora ferma dopo che più di un Governo ne ha lasciato scadere la delega prevista dalla L. 43/2006.

Auspichiamo che dal ddl 1324, recentemente approvato in XII Commissione al Senato e che contiene l’istituzione di albi e ordini, vengano rimossi gli ostacoli che ne hanno rallentato l’iter parlamentare.

Per difendersi dal falso fisioterapista

Occhio al comportamento

Nessun fisioterapista metterà mai le mani sul paziente senza fare prima una attenta valutazione delle condizioni della persona e senza chiedergli di visionare la documentazione clinica di cui è in possesso, per capire se le cause del problema che affligge la persona siano di sua competenza, per escludere che vi siano controindicazioni al trattamento o se sia necessario l’intervento del medico. Sarà inoltre sempre ben lieto di mettersi in contatto con il medico curante della persona, per stabilire come intervenire insieme sul problema.

Massima cautela durante la fase di dolore acuto

Attenzione a proposte miracolistiche: il vero professionista sigla un “contratto” terapeutico con il Paziente, informandolo a fondo delle possibilità di intervento fisioterapico per il problema diagnosticato.

Richiedere sempre la fattura

La prestazione sanitaria effettuata da un vero fisioterapista deve sempre prevedere l’emissione di una fattura esente dal pagamento dell’Iva.

Ma soprattutto, il titolo abilitante conta.

Verificare il titolo di studio che abilita alla professione, cioè la laurea in Fisioterapia rilasciata in Italia (o estera ma riconosciuta con decreto ministeriale) oppure un titolo equipollente o equivalente. Bando all’imbarazzo, i veri professionisti saranno ben contenti della domanda.

 

Cordiali saluti.

Mauro Tavarnelli

Presidente Associazione Nazionale Fisioterapisti