Non capita spesso d'essere citati in televisione, non capita perchè questa televisione, sostanzialmente fatta, come ebbe a dire un arguto uomo politico d'altri tempi, di "di tette e culi", soprattutto nel periodo estivo, s'attarda a trattare di fitness e delle molteplici specie di ginnastica organica od alternativa ad esso collegate.
Di più, quelle poche volte che si parla di Fisioterapia, al di fuori delle rarissime trasmissioni scientifiche che se ne occupano, se ne parla, quasi sempre, a sproposito, specie quando l'esercizio di questa importante professione viene citato quale sicuro sbocco di lavoro per chi non ne possiede il titolo.
Questo fatto, riferito ai media in generale, ma, più nello specifico, alla televisione, costituisce, senz'ombra di dubbio, non ostanti i grossi sforzi che abbiamo prodotto nel campo delle pubbliche relazioni, un gap, per così dire, storico, di cui, ad onor del vero, dobbiamo anche "ringraziare" qualche nostro zelante Fisioterapista che, invitato in rappresentanza della categoria, tra le quinte della ribalta televisiva, si è messo a "fare le pulci" ed a contestare, senza mezzi termini, le affermazioni di illustri cattedratici circa la validità di certi "procedimenti" riabilitativi. L'ultima volta che, in televisione, ci è capitato di ascoltare "spropositi", è stato in occasione della seguitissima competizione per l'elezione a Miss Italia, trasmessa da RAI 1.
Alle ore 22,30 di Giovedì 5 Settembre, durante la prima serata, infatti, nel contesto di un vero e proprio tourbillon di facezie, lazzi e frizzi di "stoffa" alquanto lisa, una delle candidate allo scettro di più bella ragazza italiana, al momento in cui l'ineffabile Fabrizio Frizzi le ha rivolto la domanda di rito in merito a ciò che "avrebbe fatto da grande", la più che attraente "sirocchia", tutta compenetrata nel ruolo di aspirante al soglio di massima vetustà peninsulare, dopo averci informati che si era iscritta al primo anno del Corso di laurea in Scienze Motorie, ha candidamente aggiunto: perché vorrei fare la Fisioterapista. Questo è quanto ci è capitato di sentire insieme a milioni di persone.
Alla ben tornita fanciulla, nella speranza che ci legga, possiamo solo dire che, mentre ci sentiamo onorati della sua aspirazione professionale, dobbiamo però avvertirla che, con una laurea in Scienze Motorie, non si può "fare" il Fisioterapista, nè praticare altra professione sanitaria, in quanto, in estrema sintesi, secondo le leggi che regolamentano i due profili professionali, mentre i laureati in Scienze motorie sono "chiamati" ad occuparsi dei "normodotati", il compito dei Fisioterapisti è specularmente contrario, in quanto i Fisioterapisti riabilitano, appunto, i "normolesi".
Pur avendo cercato di "tracciare" la cronaca di questo episodio, senza animosità, cercando di tenere il senso di questo ennesimo equivoco, per così dire e sempre che ci siamo riusciti, su toni "leggeri", rimane, in tutta la sua gravità, il fatto che l'equivoco è oltremodo diffuso e che, al di là degli errati significati, in termini di prospettiva di lavoro, che possono, consapevolmente o meno, venire attribuiti al conseguimento di una laurea in Scienze Motorie, la questione è di natura tutt'altro che nominalistica.
Infatti, a noi risulta che non pochi ex Diplomati ISEF, così come non pochi laureati in Scienze Motorie, correndo il rischio di creare gravi danni all'utenza, esercitano abusivamente la professione di Fisioterapista. E questo costituisce, al di là delle oggettive responsabilità, cui rispondere civilmente, per i danni eventualmente arrecati a terzi, uno specifico reato penale.

Cagi