L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei contesti sanitari è spesso interpretata in termini di automazione o supporto decisionale. Tuttavia, queste letture rischiano di sottovalutare la natura profondamente relazionale e situata dell’interazione tra sistemi algoritmici e attori umani.
A partire dal concetto di hybrid intelligence, questa relazione propone di analizzare l’AI non come sostituto dell’intuizione umana, ma come elemento che entra in dialogo con forme di conoscenza embodied, esperienziale e relazionale tipiche delle pratiche di cura.
Attraverso evidenze empiriche nel campo della cura della demenza, si mostrerà come i sistemi di AI – come sensori, dispositivi di monitoraggio e strumenti digitali – non producano decisioni autonome, ma richiedano un costante lavoro di interpretazione, adattamento e integrazione da parte dei caregiver.
In questo senso, l’intelligenza emerge come un processo distribuito, in cui segnali algoritmici, esperienza pratica e intuizione si combinano in forme di ragionamento ibride. L’AI contribuisce a rendere visibili pattern e informazioni, ma è l’intuizione umana a contestualizzarli, attribuire significato e orientare l’azione.
La relazione discuterà quindi come queste configurazioni ibride ridefiniscano non solo il processo decisionale, ma anche il ruolo dei professionisti della salute, evidenziando l’importanza di riconoscere e valorizzare le competenze interpretative e relazionali nell’era dell’AI.
- Hybrid intelligence: integrazione tra umano e AI
- Intuizione, esperienza e conoscenza situata nei contesti di cura
- AI come supporto interpretativo (non sostitutivo)
- Processi decisionali ibridi: tra algoritmo e giudizio umano
- Il ruolo del caregiver come “interprete” dei dati
- Relazione tra dimensione tecnologica e dimensione relazionale della cura
- Limiti dell’automazione nei contesti sanitari complessi
- Implicazioni per formazione e pratiche professionali in sanità
