TEMPI DI RECUPERO POST-ICTUS: NUOVE INTERESSANTI EVIDENZE DA TENERE IN CONSIDERAZIONE

Il GIS Fisioterapia Neurologica e Neuroscienze della Sezione Abruzzo propone ai colleghi fisioterapisti la lettura di un interessante articolo scientifico in cui gli autori indagano la complessa tematica dei tempi di recupero post-ictus su un campione di 219 pazienti.

A volte, nel mondo della riabilitazione, si assumono delle convinzioni (che diventano veri e propri assiomi) che, alla prova delle evidenze scientifiche, iniziano pian piano a scricchiolare.

È il caso, ad esempio, dei tempi del recupero post-ictus.

Chi si occupa di neuroriabilitazione, sa bene che padroneggia, tra le mura degli ospedali, nelle strutture riabilitative, nei centri medici, una impropria concezione che il recupero post ictus abbia una finestra di tempo ben definibile, rigidamente strutturata, oltre la quale non si ha più possibilità di miglioramento.

E molto spesso sono gli stessi medici che fanno propria questa visione comunicandola anche a pazienti e familiari che vivono i primi tempi del recupero come una vera e propria corsa contro il tempo, il cui termine, indicato generalmente nei primi 6 mesi (nei casi più generosi nel 1° anno) assume le vesti di uno spauracchio.

In realtà, nella pratica clinica, i fisioterapisti si stanno accorgendo sempre più di frequente che questi limiti temporali non sono poi così veritieri. Certamente, il tempo, nel recupero post ictus, assume un ruolo fondamentale e trattare una persona a pochi giorni dall’evento lesivo è estremamente diverso che prenderla in carico dopo qualche settimana o qualche mese. Ma è esperienza comune ed altrettanto vero che il recupero, seppure in forme e modalità differenti, continua a palesarsi anche a distanza di molto tempo dalla lesione e quindi dopo i fatidici 6 mesi o 1 anno.

In questo articolo, gli autori affrontano proprio questa tematica, attraverso l’analisi di un campione di 219 pazienti con emiparesi all’arto superiore, osservando come, anche a distanza di 12 mesi dall’ictus, è ancora presente la possibilità di recuperare e di modificarsi.

Ciò, continuano gli autori, indirizzerebbe a cambiare, definitivamente, l’idea della presenza di rigidi margini temporali nel recupero post-ictus e, inviterebbe gli esperti del settore a riscrivere le linee guida della pratica clinica, per offrire alla persona con ictus, percorsi di recupero più lunghi di quelli attualmente offerti.

Visualizza l’articolo:

https://journals.physiology.org/doi/full/10.1152/jn.00762.2018?rfr_dat=cr_pub++0pubmed&url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori%3Arid%3Acrossref.org

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