Negli ultimi giorni si sono fatte sempre più consistenti le voci circa l'ennesimo rinvio, da parte del Ministero dell'Università e del Ministero della Salute, dell'attivazione delle Lauree Specialistiche delle Professioni Sanitarie. Si tratterebbe di un cedimento di fronte alle forti pressioni esercitate da chi intravede, in questo ulteriore passo della riforma universitaria, la messa in pericolo di un' esclusività decisionale su terreni che ormai da tempo sono riconosciuti come prerogativa delle professioni interessate.

Roma 24 Giugno 2003

Ill.mo On. Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri

e p.c.:
– Ill.ma On. Letizia Moratti
Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca
– Ill.mo Prof. Girolamo Sirchia
Ministro della Salute
– Ill.mo Prof. Luigi Frati
Presidente della Conferenza dei Corsi di Laurea delle Professioni Sanitarie
– Ill.mo Prof. Aldo Pinchera
Vice Presidente CUN
– Ill.mo Prof. Piero Tosi
Presidente CRUI

Ill.mo On. Presidente del Consiglio,

l'istruzione, la formazione e la ricerca rappresentano, senza tema di smentita, alcuni tra i punti più qualificanti del programma di governo in base al quale, peraltro, molti tra i professionisti che rappresentiamo hanno accordato la loro fiducia alla Casa delle Libertà.

Per le professioni sanitarie il rispetto di tali impegni non può che concretizzarsi con l'individuazione e l'immediata attivazione delle Lauree Specialistiche che, così come previsto per tutti gli altri settori della formazione universitaria, rappresentano il fisiologico e naturale percorso per lo sviluppo di diverse e specifiche competenze nei domìni propri di queste professioni.

Purtroppo le aspettative riposte nell'azione dei due Ministeri cui è affidato il compito di realizzare quanto previsto dalla legge 509/99 e dal D.M. del 2 aprile 2001 sulle "Classi delle Lauree Specialistiche delle professioni sanitarie" sono andate, fino a questo momento, profondamente deluse.

Negli ultimi due anni abbiamo infatti assistito ad un rimpallo di responsabilità, a rinvii, ad attese assolutamente ingiustificate che, a quanto pare, mal celavano la volontà, che sembra manifestarsi in questi ultimi giorni, di rinviare sine die la decisione di attivare le Lauree Specialistiche.

Immaginiamo che nel mondo dei professionisti sanitari, in particolare quello medico, possano manifestarsi perplessità, dubbi ed incertezze circa le finalità di tali corsi e sappiamo che può farsi strada il timore che essi possano intaccare le competenze proprie della professione medica.

Tutto ciò, oltre che infondato, appare irragionevole anche alla luce dei fatti e delle esperienze già concretamente presenti in ambito sanitario.

La formazione dei nuovi professionisti, la strutturazione di percorsi orientati alla metodologia didattica, l'orientamento alla pratica basata sulle evidenze, la ricerca intesa come sperimentazione di percorsi innovativi nel campo dell'assistenza non medica, sono già nei fatti e rappresentano un fenomeno inarrestabile che, peraltro, ha notevolmente elevato la qualità di tutte le pratiche sanitarie oggi adottate nel nostro Paese senza che ciò si concretizzasse nella ben che minima "diminutio" degli ambiti di responsabilità che sono e restano propri del laureato in medicina e chirurgia.

Credere che tale fenomeno possa essere limitato non incanalandolo nell'alveo fisiologico rappresentato dalla formazione universitaria, costituisce una non soluzione che indebolisce il prestigio di alcuni e rafforza il desiderio di conflittualità di altri.

In ultimo si vocifera che l'elemento formale che impedirebbe di procedere nella direzione da tutti attesa è rappresentato dalla sostanziale assenza di programmazione dello specifico fabbisogno da parte delle Regioni.

Ciò appare quanto meno sorprendente dal momento che le stesse istituzioni regionali oggi fruiscono a piene mani delle funzioni che tanti professionisti svolgono dopo aver affrontato una severa e rigorosa formazione nell'ambito di sedi pubbliche, qualche volta finanziate dalle stesse Regioni, oppure presso accreditate e ben note sedi private.

E' per tutte queste ragioni che noi Le chiediamo, Signor Presidente del Consiglio, un deciso e qualificato intervento teso a superare la situazione di stallo venutasi a determinare.

Situazione, rispetto alla quale, i professionisti che rappresentiamo intendono mettere in atto tutti i legittimi strumenti di pubblico dissenso e di denuncia a loro disposizione.

Con ossequio.

Vincenzo Manigrasso – Presidente Nazionale Associazione Italiana Fisioterapisti – AIFI
Mauro Montesi – Presidente Nazionale Associazione Italiana Podologi – AIP
Maria Pia Massimiani – Presidente Nazionale Ass.ne Italiana Terapisti Occupazionali – AITO
Donatella Ussorio – Presidente Nazionale Ass.ne Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica e Psicosociali – ATRPP
Laura Castagna – Presidente Nazionale Federazione Logopedisti Italiani – FLI