L'associazione che Lei presiede, in questi giorni, sta lottando in difesa dei fisioterapisti, chiedendo l'abrogazione dell'art. 1-septies della legge n. 27 del 03 febbraio 2006, che ha introdotto la possibilità di rendere equipollenti i laureati in scienze motorie ai laureati in fisioterapia. Secondo Lei, la mancata abrogazione di tale articolo quali conseguenze avrebbe per i Fisioterapisti e per il settore della Riabilitazione?

Voglio ricordare, innanzitutto, che la richiesta di abrogazione dell'art. 1-septies è stata sostenuta dall'Aifi ma che il manifesto nazionale per il "No all'equipollenza" è stato sottoscritto anche da soggetti rappresentativi dei cittadini e delle persone disabili, come CittadinanzAttiva-Tribunale per i Diritti del malato e FISH.
Ciò dimostra che il tema non può essere relegato, come qualcuno sostiene strumentalmente, ad una semplice quanto legittima difesa dell'ambio professionale, ma rappresenta una battaglia di civiltà per la tutela del diritto alla salute e per la promozione della buona riabilitazione. E' per tale ragione che, mi si permetta, mi rifiuto di prendere in considerazione l'ipotesi che una norma dai contenuti palesemente incostituzionali e che rappresenta la negazione dei principi che regolamentano l'accesso alle professioni e all'esercizio sanitario, possa rimanere in piedi. La permanenza di tale norma è infatti incompatibile con tutto il sistema salute del nostro Paese ed aprirebbe le porte alla legalizzazione di ogni forma di abusivismo oltre che costituire un pericoloso precedente per la sicurezza dei cittadini.

L'AIFI, il 21 marzo u.s., ha organizzato una manifestazione che ha visto la presenza di circa 10.000 Fisioterapisti; quali altre iniziative l'AIFI intraprenderà nel prossimo futuro per continuare a richiedere l'abrogazione dell'art. 1-septies?

Anche in questo caso mi consenta di fare una breve premessa per ringraziare tutti i colleghi e gli studenti dei corsi di laurea in fisioterapia che il 21 marzo hanno deciso di rispondere all'appello dell'Aifi. Questa data rimarrà nella nostra storia a dimostrazione della capacità della nostra Associazione di rappresentare le giuste aspettative dei professionisti in maniera non corporativa ma in coerenza con una visione unitaria della funzione sanitaria che mette al centro il paziente e che si fa garante della qualità dei percorsi riabilitativi affidandone la gestione a professionisti competenti.

Il 21 marzo rappresenta quindi un primo punto di sintesi per riaffermare in maniera esplicita, oserei dire " plateale", questi principi ma è anche un punto di partenza per chiedere ai futuri governanti un impegno preciso per l'immediata abrogazione della norma una volta che si sarà insediato il nuovo Parlamento.
Proprio in queste ore l'Aifi sta predisponendo il lancio di una campagna di sensibilizzazione rivolta ai candidati dei due schieramenti politici perché assumano l'impegno a risolvere un problema che noi non intendiamo far cadere nel dimenticatoio. Siamo consapevoli della fondatezza delle nostre argomentazioni e fiduciosi di vedere accolte le nostre richieste ma non molleremo fino a che il percorso non sarà concluso.

Se necessario, ma ci auguriamo che ciò non avvenga, promuoveremo il blocco delle attività universitarie e, come "ratio" estrema, forme di protesta nelle strutture del sistema sanitario nazionale, pubbliche e private accreditate, in cui operiamo.

Quale slogan, tra quelli presenti alla manifestazione del 21 Marzo, a suo parere, descrive meglio "il momento storico" che i Fisioterapisti Italiani stanno vivendo?

Come si ricorderà l'iniziativa del 21 marzo, ispirandosi ad uno slogan coniato da alcuni studenti di fisioterapia di Padova nei giorni immediatamente successivi all'approvazione dell'1-septies, è stata intitolata "La fisioterapia non è uno sport" . Si è trattato di un modo, a parer mio ironico, efficace e non lesivo delle altrui sensibilità, per far comprendere ai nostri interlocutori che si stavano mescolando due aspetti che riguardano la persona – la salute e il benessere – ugualmente importanti ma che vanno protetti mettendo in campo le competenze appropriate ed evitando pericolose confusioni.

In generale mi sento di dire che i partecipanti alla manifestazione hanno ottimamente completato il quadro "allegorico" con l'utilizzo di slogan molto colorati ed efficaci anche se voglio sottolineare che quello che recitava "Ci avete date l'Ordine , ora non mettete Disordine" constestualizzava in maniera particolarmente brillante il momento che stiamo vivendo.

Il varo dell'ormai famigerato "art. 1-septies" ha distolto un pò tutti da una fantastica conquista qual è la "Legge sugli Ordini Professionali". A suo parere, sulla base dei contenuti della Legge in oggetto, quanto tempo passerà ancora affinché i Fisioterapisti Italiani abbiano un proprio Ordine Professionale?

L'approvazione della legge n. 43 del 2006 rappresenta il completamento di un percorso intrapreso agli inizi degli anni '90 dalla nostra professione e che, lungo il corso degli anni, ha portato all'emanazione del profilo professionale, della legge 42, della legge 251 e, passando per la riforma degli ordinamenti didattici universitari, all'adeguamento della formazione dei professionisti italiani ai più alti standard europei. La legge 43 è una norma di sistema perché, è bene ricordarlo, non si limita ad istituire l'Ordine professionale ma formalizza uno sviluppo di carriera sia sul piano clinico, attraverso il riconoscimento delle competenze acquisite con i master professionalizzanti, che sul piano manageriale attraverso la valorizzazione della funzioni di coordinamento e di quelle dirigenziali esplicabili sia nell'organizzazione dei servizi che dei corsi di laurea.

E' una legge passata grazie ad un impegno "bipartisan" della politica ma anche in presenza, inutile nasconderlo, di una persistente opposizione altrettanto trasversale agli schieramenti politici che, alla fine, ha dovuto piegarsi di fronte alla perseveranza dei sostenitori del provvedimento. Ora, com'è noto, abbiamo sei mesi di tempo per giungere all'emanazione dei decreti delegati e credo che, considerando l'imminenza delle elezioni politiche, questi mesi passeranno tutti. Abbiamo lavorato sodo anche in questo frangente promuovendo una serie di incontri–conferenze in tutt'Italia con le altre professioni e con i Parlamentari che si sono spesi per l'approvazione della legge, per portarne alla luce gli aspetti positivi e per rinnovare l'impegno di tutti. La Direzione nazionale che si svolgerà il 2 aprile si esprimerà definitivamente circa gli orientamenti generali che intendiamo proporre per il decreto attuativo e posso assicurare, come sempre, l'impegno dell'Aifi perché si arrivi entro il termine previsto ad un risultato atteso da tanti anni.

RiabilitazioneItalia è letto ogni mese da oltre 25.000 professionisti della Riabilitazione, tra questi numerosissimi fisioterapisti, qualcuno magari non è iscritto all'AIFI.
Motivi il perché, in questo momento storico, sarebbe utile l'iscrizione all'AIFI

L'Aitr ieri e l'Aifi oggi hanno rappresentato e rappresentano un soggetto importante nella storia della fisioterapia italiana. Siamo stati sempre disponibili al dialogo sui problemi della riabilitazione ma sempre fermi nel tutelare sia gli interessi delle persone assistite che quelli dei professionisti.

Siamo sempre stati in prima fila quando si è trattato di dare impulso allo sviluppo della professione e abbiamo sempre rifiutato di barattare la dignità del ruolo professionale in cambio di "un posto al sole" . La vicenda dell'1-septies la dice lunga sulla coerenza e l'impegno dell'Aifi, di tutti i suoi dirigenti e di tutti i suoi iscritti, nel portare avanti gli obiettivi della professione.

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le iscrizioni sono oggi in forte aumento. Questo dimostra che abbiamo saputo evocare un forte senso di appartenenza e che stiamo operando scelte condivise da molti fisioterapisti italiani che vedono nell'Aifi l'unico soggetto in grado di esercitare una leadership autorevole e qualificata e in grado di difendere la professione.
Aderire all'Aifi vuol dire condividere questa politica, esercitarla in maniera attiva e rafforzare gli strumenti per allargare la partecipazione ai processi decisionali.

La nostra storia parla chiaro e il nostro presente altrettanto.

Il futuro è quello dell'Ordine ma per garantire che il governo di questo nuovo ed importante organismo professionale si orienti in maniera coerente con ciò che la nostra Associazione ha perseguito in quasi cinquant'anni di attività, è oggi più che mai indispensabile rafforzarne il peso e la capacità di influenza.
Mi sembrano ragioni più che valide per compiere un gesto semplice e al tempo stesso di grande significato: iscriversi!

REDAZIONE RIABILITAZIONE ITALIA