Quello che inizia è un anno importante, e per certi verso decisivo, per la nostra professione. Lo scenario che abbiamo davanti ci prospetta, infatti, un 2004 in cui le celebrazioni e gli appuntamenti si mescolano e si intrecciano in maniera emblematica quasi a voler dare senso, significato e continuità all'azione che intere generazioni di fisioterapisti hanno saputo svolgere e ancora svolgono nella valorizzazione dei percorsi professionali.

Parlavo di celebrazioni perché, è bene ricordarlo, il 2004 segna i 45 anni di attività politica associativa ed il 10° anniversario della pubblicazione del profilo professionale. Si tratta di due ricorrenze che vivremo, lungo tutto l'anno, con quella giusta dose di autocompiacimento e di autocelebrazione sulla cui legitimità crediamo di avere il consenso sociale che ci deriva, come categoria e comme Associazine, dall'aver avuto un ruolo determinante nello sviluppare cultura e conoscenza nel sistema delle cure del nostro Paese e in un settore delicato come quello della riabilitazione.

Gli unici a far finta di non accorgersene pare siano coloro che, alla ricerca di una propria identità professinale, pensano di costruirsela sulle nostre spalle tentando di dettarci, in ogni occasione e in ogni dove, i limiti del pensare, del fare, dell'agire e nascondendo dietro l'uso strumentale di concetti di primaria importanza, come quello di "presa in carico globale del disabile" e di "lavoro in team", la debolezza e l'inconsistenza del proprio ruolo et il timore di una nostra maggiore acculturazione.

Per proseguire speditamente lungo la strada tracciata in questi anni non è, però, assolutamente sufficiente limitarsi ad un'azione di "difesa"; anche se, comme abbiamo dimostrato dopo la sentenza del Tar del Lazio sull'equipollenza ai massofisioterapisti sulla quale abbiamo prima sollecitato ed ottenuto il ricorso all'Avvocatura dello Stato da parte del Ministero della Salute e poi presentato un'istanza di prelievo allo stesso Tribunale Amministrativo, la difesa delle conquiste ottenute in questi anni resta una delle strategie irrinunciabili quando si assista a situazioni che rischiano di abbassare la qualità degli standard professionali e di mettere in pericolo la tutela della salute dei cittadini.

Detto ciò, ci piace pensare che, a dieci anni dalla pubblicazione del D.M. 714, la professione possa ancora esprimere a pieno tutto il suo potenziale e che, perdonerete il gioco di parole, possa puntare ad assumere un sempre più alto "profilo".

Il miglioramento della formazione continua, la qualificazione della formazione dei neo laureati, la costituzione di interessi scientifici sempre più articolati, il rapporto costante sul terreno delle competenze con le diverse specialistiche mediche, devono aiutare a tradurre in comportamenti concreti i concetti di autonomia e responsabilità professionale enunciati nel profilo sui quali si tende spesso ad assumere un tono dichiarativo ma non altrettantp spesso un atteggiamento di concreta e vera pratica.

In tempi in cui si fa sempre di più ricorso al principio del cosiddetto governo clinico, concetto che nella strategia dei suoi ideatori anglosassoni rappresenta lo strumento con cui tutti i professionisti sanitari devono essere messi nelle condizioni di interpretare con discrezionalità il proprio ambito di competenza, noi dobbiamo aver maggiormente la capacità di individuare, sperimentare, utilizzare, verificare e valutare sia le strategie terapeutiche e di intervento messe in atto che gli strumenti per misurarne l'efficacia.

La Laurea Specialistica di II livello, e qui siamo a uno degli appuntamenti cui si faceva cenno in apertura, può costituire un elemento di accelerazione di questo processo.

Non è quindi un caso che contro di essa si siano levati gli scudi di chi, agitando pretestuosamente il fantasma di un'invasione del campo di competenza della professione medica, ha utilizzato argomenti strumentali per cercare di frenare, senza peraltro riuscirvi, un processo fisiologico che è invece andato in porto e che nei prossimi mesi porterà all'attivazione delle Lauree Specialistiche in alcuni Atenei italiani.

L'approvazione della legge istitutiva dell'Ordine rappresenta l'altra scadenza che contiamo di rispettare nel 2004; il testo, in esame presso la Commissione Sanità del Senato, dopo l'audizione del novembre scorso delle professioni interessate, ha ottenuto la disponibilità di tutte le forze politiche alla sede deliberante.

Restiamo ora in attesa che la discussione accolga le minime ma importanti richieste di modifica avanzate e che il voto finale avvii il testo verso la definitiva approvazione dell'altro ramo del Parlamento e il raggiungimento di un traguardo atteso ed inseguito per 45 anni.

Il Presidente

Vincenzo Manigrasso