L’Associazione italiana fisioterapisti scrive una lettera aperta alla ministra Lorenzin per evidenziare la forte  preoccupazione nei confronti di una proposta di legge che sovverte il  percorso istituzionale, che prevede che l’individuazione di nuove figure sanitarie sia subordinata al parere di apposite Commissioni operanti nell’ambito del Consiglio Superiore di Sanità, mettendo a rischio la salute dei cittadini.

L’AIFI non ci sta al disegno di legge Lorenzin che contiene “inopportuni articoli, che mirano all’istituzione di nuove professioni sanitarie” “in palese inosservanza delle giuste disposizioni previste dalla Legge 43 del 2006”..

Per questo motivo AIFI si sta muovendo in varie direzioni, in primis la lettera aperta alla ministra Lorenzin per chiarire i motivi che spingono AIFI ad andare contro un disegno di legge che rischia di mettere a repentaglio la salute stessa dei cittadini.  La norma è in votazione in questi giorni e AIFI sta facendo tutto quello che è in suo potere per sensibilizzare tutti gli attori di questo disegno di legge.

Le azioni di AIFI si rivolgono anche alla società civile, con l’apertura di una petizione contro il ddl Lorenzin, che dopo solo 5 giorni dal suo lancio ha raggiunto oltre 16.000 sostenitori. Segno evidente di quanto un disegno di legge così strutturato sia controverso.

AIFI nei giorni scorsi si è anche appellata ai Senatori chiedendo di modificare i contenuti del disegno di legge Lorenzin per evitare  di creare un pericoloso precedente, e di trasformare una normativa attesa da più di 500 mila professionisti in un rischio per la salute dei cittadini e per la credibilità del sistema sanitario del Paese.

 

Di seguito i quesiti chiesti espressamente alla ministra Lorenzin:

  • in base a quali evidenze scientifiche consentirebbe di affidare persone affette da patologie, anche gravi, nelle mani di un osteopata o di un chiropratico privi dell’indispensabile patrimonio di conoscenze cliniche e funzionali che sono invece in possesso di medici e fisioterapisti?
  • perché nel disegno di legge che porta il suo nome, si riconosce a queste attività la dignità di professione sanitaria, senza rispettare la legge 43/2006, che al comma 3 dell’articolo 5 prevede l’acquisizione preliminare di un parere tecnico-scientifico da parte di apposite commissioni nominate dal Ministero della salute comprendenti gli organismi professionali?
  • perché rispondere ad una necessità di regolamentazione eludendo il controllo giustamente riservato alle professioni sanitarie attualmente normate?…